

7) La struttura del sillogismo.
Il linguaggio di Aristotele rispetto ai problemi della logica non
 sempre chiaro, e implica la conoscenza del significato specifico
di certi termini; le traduzioni in italiano di cui disponiamo
spesso lo complicano ulteriormente. Questi due brani, soprattutto
il secondo, risultano comunque facilmente comprensibili.
a) Analitici primi, 25b 28-38 (vedi manuale pagina 121).
1   [25 b] [...] Una volta stabilite queste precisazioni, possiamo
dire ormai attraverso quali elementi, in quali occasioni e in qual
modo si produca ogni sillogismo; in seguito si dovr parlare della
dimostrazione. [...].
2   Orbene, quando tre termini stanno tra loro in rapporti tali,
che il minore sia contenuto nella totalit del medio, e il medio
sia contenuto, o non sia contenuto, nella totalit del primo, 
necessario che tra gli estremi sussista un sillogismo perfetto. Da
un lato, chiamo medio il termine che tanto  contenuto esso
stesso in un altro termine, quanto contiene in s un altro
termine, e che si presenta come medio anche per la posizione;
d'altro lato, chiamo estremi sia il termine che  contenuto esso
stesso in un altro termine, sia il termine in cui un altro termine
 contenuto. In effetti, se A si predica di ogni B, e se B si
predica di ogni C,  necessario che A venga predicato di ogni C.
b) Analitici secondi, 98b 5-16.
 [98 b] [...] Poniamo, invero, che A indichi caduta delle
foglie, che B indichi possesso di foglie larghe, che C indichi
vite. In tal caso, se A appartiene a B (tutto ci che ha le
foglie larghe perde infatti le foglie), e se B appartiene a C
(dato che ogni vite ha le foglie larghe), senza dubbio A
appartiene a C, ossia ogni vite perde le foglie. Il medio B  la
causa. D'altro canto, risulta pure possibile dimostrare, mediante
la nozione caduta delle foglie, il fatto che la vite abbia le
foglie larghe. Poniamo invero che D indichi possesso di foglie
larghe, che E indichi caduta delle foglie, che F indichi
vite. In tal caso, E appartiene a F (dato che ogni vite perde le
foglie), e d'altro canto D appartiene a E (tutto ci che perde le
foglie ha infatti le foglie larghe): di conseguenza ogni vite ha
le foglie larghe. Ora  invece causa la nozione caduta delle
foglie

(Aristotele, Opere, volume I, Laterza, Bari, 1973, pagine 90-91;
pagina 366).

